IL DIPINTO

Lorella sente la vescica piena. È ora, non può più rimandare. Il corridoio è una scatola color crema, le porte sono chiuse, non c’è nessuno.

Fruga nella borsa, immagina ogni oggetto che percorre con le dita: chiavi della macchina, fazzoletti, portafoglio.

Perché? Perché? Quando cerchi una cosa trovi tutto il resto!

È piegata su sé stessa come un tramezzino che tenta di non farsi scappare l’insalata. Le gambe tentano di distrarla dall’urgenza muovendosi in una danza frenetica. Niente da fare. Eppure è qui! Sono sicura!

Mammaaaa?- Un urlo arriva dal corridoio.

Oh merda!

-Puoi venire un attimoooo?- continua il soprano, probabilmente dalla sua camera.

-Arrivo amore, un minuto!-

Eccolo! Finalmente la mano avvolge una scatolina di cartone lunga e sottile. Lorella guarda la borsa per cercare di tirarla fuori senza agganciare nient’altro.

-Mamma?- Questa volta la voce è dietro di lei.

Lorella si gira come se avessero chiamato il suo numero al gioco del fazzoletto. Marta è talmente vicina che lo scontro è inevitabile. Il pacchetto le scivola dalle mani e finisce sul pavimento. Minú fa qualche passo lento e lo annusa. Poi si gira e inizia a leccarsi una zampa. Il pelo bianco si appiattisce disciplinato.

-Cazzo, ma lo sai già?- Se ci fosse un bianco più bianco del bianco direbbe che Marta é impallidita.

-Che cosa?- sfugge a Lorella mentre è ipnotizzata dai movimenti del gatto.

-Scusa, quello non è un test di gravidanza?- Marta indica la scatolina per terra.

L’ultima parola la risveglia dall’ipnosi. Merda, e merda!

-S-sì- Tutto il contenuto della vescica sembra essersi spostato nello stomaco che schiaccia il diaframma e sgonfia i polmoni come due palloncini bucati.

-Una mamma certe cose le capisce subito- dice il filo di voce che riesce a districarsi in quell’ingorgo. Ecco perché quella nausea, che stronza sono a non averci pensato!

-Mamma!- Marta la circonda con le braccia accelerando lo sgonfiaggio dei palloncini. -E non sei arrabbiata?- Abbassa la testa.

Più che altro non so se sono viva, il pensiero attraversa la sua mente mentre sente la sua voce dire: – tesoro, non siamo ancora sicure

E non ti arrabbierai?- Questa domanda le dice che sono già sicure.

-Non credo amore, cioè no o forse sì ma… cazzo hai diciannove anni Marta!- dice con una voce più alta di quanto vorrebbe.

-Ecco lo sapevo che ti arrabbiavi, non è giusto! Tu a che età mi hai avuta?- Marta appoggia una mano sul fianco, l’altra punta Lorella con l’indice teso.

Colpo basso. -Ho sbagliato.- Lorella abbassa la testa e con la mano cerca di scacciare i ricordi.

– Cioè sono un errore?-

Oddio sempre peggio! -Che dici? Amore, calmati. – Lorella butta fuori con fatica quello che é rimasto nei polmoni sgonfi. Ora inizia il duro lavoro per riempirli di nuovo. -Ricominciamo. Non mi arrabbio ok? E se tu sei un errore sei l’errore più bello della mia vita, ok?”

-Davvero?- una piccola lacrima si appoggia sulla palpebra inferiore di Marta.

-Certo tesoro, non ne avrei fatti altri due se no!-

-Ma io sono quella riuscita meglio. – un sorriso si fa strada tra le lacrime come l’accenno di un arcobaleno nel cielo ancora piovoso.

-Ne avevo preso uno anche io- la voce di Marta è di nuovo seria. Apre la mano e una scatolina simile a quella per terra compare sul suo palmo. -Ne ho preso uno che dice anche le settimane.- Questa volta il bianco si tinge di un rosa leggero.

-Ma da quanto non hai il ciclo?- Lorella si morde l’unghia del pollice mentre guarda Minù che è passata alla pulizia della coda.

-Solo 5 giorni di ritardo.

Ok allora dallo a me e tu tieni questo.- Sporge a Marta la scatolina raccolta da terra. Minù si paralizza un attimo e la guarda.

-Perché?- chiede Marta. La sua espressione assomiglia a quella del gatto.

-Beh…perché…se necessario lo usiamo dopo visto che dice anche le settimane.- Sente le mani fredde e sudate.

-Ok, allora vado?- Marta struscia le gambe nude una contro l’altra come volesse accendere un fuoco con due legnetti.

-Vai tesoro, vai.-

Minù è concentrata sull’equilibrio della zampa che tiene in avanti la coda.

La vescica annuncia a Lorella che non è più disposta a concedere proroghe. -Marta, io sono un secondo nell’altro bagno, poi arrivo, ok?

Ok ma io non guardo, lo metto nel bicchiere e poi guardi tu.

Va bene, vai!- Mentre cammina veloce verso il bagno dá una piccola sculacciata a Marta. – Hi Hi, ok.- risponde lei, muovendosi come se avesse urtato un cespuglio di rovi.

Lorella chiude la porta del bagno e si siede sul vater. Le viene in mente l’unica volta che ha sculacciato sua figlia, più arrabbiata con sé stessa che con lei. Vorrebbe piangere, forte. Vorrebbe ci fosse sua madre con il suo sorriso semplice e aperto e le dicesse di non preoccuparsi, che tutto, un passo alla volta, si risolverà. Scarta il pacchetto che tiene in mano. Tira fuori quella specie di termometro che non suona. Tira il coperchio, si alza dal vater e tiene la linguetta bianca sotto il getto di pipì. Le due linee rosa si delineano quasi immediatamente e si collocano nello spazio che annuncia una gravidanza oltre la decima settimana. Lorella butta il test nel bidet e si risiede. Pensa al lavoro, ai gemelli, al marito e a Marta, si sente sconfitta ancor prima di cominciare. Come diciannove anni prima le sembra che la vita le stia sfuggendo di mano. Abbassa la testa e chiude gli occhi. Una mano le accarezza i capelli. “Stai tranquilla, un passo alla volta, tutto si risolverà.” Apre gli occhi come se fosse suonata una sveglia. Marta è in piedi accanto a lei. -Lo diceva sempre la nonna- Ha un paio di mutande rosa con le fragole rosse e una canotta bianca con una scritta nera: “non sto zitta quando ho torto, figurati quando ho ragione”. Ha il sorriso dei suoi diciannove anni che non sbirciano mai il futuro.

-L’ho guardato io, tu non arrivavi più- dice, appoggiando i pugni sui fianchi per mimare un rimprovero che la sua voce smentisce.

-Scusa amore, hai ragione- Lorella le accarezza la guancia. -che mamma sono?!-

Marta alza il pezzo di plastica che tiene in mano. – una mamma bis – Il suo sorriso percorre le parole: -é positivo!- le guance ora sono come le fragole dei suoi slip – e il tuo?- Chiede, come se parlasse di figurine.

Lorella spalanca gli occhi, pensa di negare per poi magari abortire ma poi firma la resa. -Anche- dice con un filo di voce.

-Mamma…

Ehi?

Io sono felice

Tesoro, sei così giovane.

Io sono felice perché mi sembra di iniziare a realizzare il mio sogno.

Essere mamma adesso, piccola, non è un buon sogno.

Non è quello, è diventare una mamma come te. – Marta le da’ un bacio sulla guancia.

I palloncini che con fatica ha gonfiato sembrano ora stretti da un pugno, sul punto di esplodere, le manca l’aria. Sente le guance umide. -Grazie, amore mio- La stringe forte a sè.

Di colpo si allontana dalle pennellate confuse delle quali le sembra fatta la vita e, lentamente, vede comporsi un meraviglioso disegno.

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